Borse ad un bivio ma le possibilita' di rialzo restano intatte

Tanti i temi che condizionano i mercati azionari in questo momento, le tensione nell'area euro derivanti dalla riottosita' dell'Italia nel rispettare i vincoli, il percorso ad ostacoli della Brexit, l'incognita sul risultato degli imminenti incontri Usa-Cina a Buenos Aires tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping per dirimere la questione sui dazi, il rischio di un rallentamento dell'economia globale dovuto, oltre che ai gia' menzionati dazi, anche al rialzo dei tassi di interesse Usa e alla fine dell'alleggerimento quantitativo in Europa, un rallentamento che ha gia' influenzato l'andamento dei prezzi delle materie prime. Difficile fare una sintesi degli effetti di tutte queste spinte che agiscono sui mercati finanziari. In questi momenti il ricorso all'analisi tecnica, allo studio dei grafici, e' particolarmente utile: i prezzi degli strumenti finanziari dovrebbero infatti riflettere quello che i mercati pensano dei diversi temi e quanto di questi sia gia' stato incluso nelle valutazioni attuali.

Nel mondo e' iniziata ormai da tempo una fase generalizzata di rialzo dei tassi di interesse. Quelli sui titoli di stato Usa a 10 anni sono cresciuti dal 2,40% del 31/12/2017 all'attuale 3,05% e hanno anche toccato dei massimi a inizio novembre al 3,24% (una crescita del 35% in meno di un anno).

L'effetto di trasmissione tra l'aumento dei rendimenti Usa e quelli europei potrebbe manifestarsi presto. Se è infatti vero che i tassi sul Bund decennale tedesco sono passati dal 0,424% del 31/12/17 allo 0,34% attuale (sono quindi scesi) è anche vero che il QE della Bce, che ha elevato un muro a protezione dei tassi europei (con l'intento di favorire una ripresa dell'inflazione) e' prossimo al termine. Secondo Bloomberg Economics il costo dei prestiti in realtà è già aumentato anche da noi: lo "shadow policy rate", che sintetizza il costo delle più importanti scadenze nell'ambito della curva dei rendimenti tenendo conto dell'effetto del QE, dopo essere sceso sotto lo 0% a metà del 2016, da allora sta salendo e a inizio del 2018 era già al 2,5%. Il disaccoppiamento tra tassi Usa e Ue potrebbe quindi finire con la fine del QE e per i mercati in realta' e' gia' iniziata la fase di convergenza.

A causa delle dinamiche al rialzo dei tassi di interesse la crescita globale e' purtroppo stata messa a rischio (più che dalla guerra dei dazi di Trump).

Anche nel suo recente Rapporto sulla stabilità finanziaria Bankitalia ricorda che i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’evoluzione dell’economia mondiale sono in aumento. Il protrarsi dei contrasti commerciali puo' avere conseguenze negative sulla crescita e le condizioni finanziarie a livello globale sono divenute meno espansive.

Il Fmi nell'ultimo World Economic Outlook ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita mondiale di 0,2 punti percentuali, al 3,7% per il 2018 e il 2019. In realtà l'organismo guidato da Christine Lagarde imputa questa revisione alla trade war tra i colossi Usa e Cina, anche se poi ammette che la Fed e' sotto pressione, data la crescita economica interna molto robusta favorita da stimoli fiscali ampi e prociclici, per tenere l'inflazione ancorata alle aspettative intorno al target di crescita annua del 2% prevenendo un surriscaldamento dell'economia. I recenti dati relativi alle vendite del fine settimana lungo del Black Friday sembrano confermare che la locomotiva Usa e' ben lontana dal tirare il freno.

L'associazione dei venditori al dettaglio, la National Retail Federation, aveva calcolato prima della festivita' che 164 milioni di americani avrebbero fatto compere nel periodo che va dal giovedi' della festa del ringraziamento al lunedi' "cyber monday". Secondo la stessa National Retail Federation i consumatori dovrebbero aver speso circa 721 miliardi di dollari in questi 4 giorni, un incremento del 4,8% sull'anno passato (quando erano stati 687,9 miliardi, erano 501,5 miliardi nel 2008).

Le borse dell'area euro per il momento si sono mosse di concerto, quasi a testimoniare che c'e' piu' unita' di vedute sui mercati finanziari che nei palazzi della politica: dal massimo di maggio l'indice Ftse Mib del mercato italiano ha perso il 14% circa, l'analogo tedesco, il Dax, ha comunque lasciato sul terreno il 14% (valori simili anche per il Cac 40 francese e l'Ibex 35 madrileno), quindi la tendenza generalizzata è calante e la nostra borsa si e' comportata sostanzialmente come le altre. Il giudizio "politico" dei mercati quindi in questo caso, a differenza di quanto visto per i Btp, che effettivamente hanno sottoperformato gli altri titoli simili dell'area, e' stato neutrale, piu' legato al rischio di un rallentamento generalizzato dell'economia, che potrebbe colpire tutti allo stesso modo, che alla manovra proposta dal governo italiano. Il destino degli indici europei sembra quindi in questa fase decisamente piu' condizionato dai fattori esterni alla Ue che a quelli domestici.

Uno sguardo agli indici rappresentativi dell'andamento della borsa mondiale nel suo complesso, gli MSCI World (nella versione in dollari e in valuta locale) ci mostra che i mercati azionari nel loro complesso sono di fronte ad un bivio.

Per l'Msci Wordd USD (MIWO00000PUS) e' infatti, da un punto di vista grafico, un momento decisivo. L'indice Msci Wordd USD ha disegnato dal top del 2 febbraio un classico canale correttivo (l'indice nella versione "local currencies" e' anche piu' interessante, avendo disegnato un perfetto "rettangolo") sulla base del quale, toccata una prima volta il 29 ottobre, si sta disegnando un potenziale doppio minimo.

La rottura a 2020 della media esponenziale a 20 giorni sarebbe un forte indizio in favore del test del lato alto del doppio mimimo, il picco dell'8 novembre a 2089,5 punti. Oltre quei livelli atteso il test del lato alto del canale, a 2190 circa. Da notare che le oscillazioni contenute all'interno del canale (e del rettangolo nel caso della versione "local currencies") hanno tutta l'aria di essere una terna correttiva ABC (onde di Elliott) ormai completata.

Sarebbe quindi del tutto possibile, con la rottura del lato alto del canale (e del rettangolo) assistere alla ripresa della tendenza rialzista di lungo termine.

Cosa potrebbe andare storto? La mancata rottura di 2020 o di area 2090 e la violazione della base del canale, a 1950 circa (o del rettangolo, che in quel caso si dimostrerebbe invece un pericoloso doppio massimo, figura ribassista), costringerebbero a considerare la fase correttiva iniziata con i massimi di gennaio 2018 non conclusa.

Nella ipotesi di una estensione di onda C (la discesa dal top di settembre ai minimi attuali) rispetto alla ampiezza di onda A (il ribasso dal picco di gennaio ai minimi di febbraio) il target si sposterebbe a 1810 punto almeno (un calo dell'8% circa dai livelli attuali). Supporto successivo a 1650 circa. Siamo quindi di fronte ad un bivio, con il mercato che dovra' decidere rapidamente da che parte stare.

Data la vicinanza dei supporti critici quindi si possono ipotizzare strategie di acquisto da avviare gia' sui livelli attuali sugli strumenti correlati all'indice, ovviamente a patto di mettere uno stop rigoroso subito al di sotto dei 1950 punti.

Considerazioni molto simili si possono avanzare anche per la borsa italiana.

E' possibile, nonostante tutto quello che si e' letto e visto negli ultimi giorni, FMI, Commissione UE, Pil in calo, governo che va sotto al Senato, e chi piu' ne ha piu' ne metta, che il mercato abbia gia' scontato tutto e che almeno la prima parte della correzione avviatasi dai massimi di maggio sia giunta alle fasi finali. Gli studiosi dei grafici sanno che molto spesso le fasi correttive si sviluppano in tre segmenti, che per semplicita’ vengono indicati con le lettere A, B e C. Il primo terzo della correzione, l'onda |A|, se non tutta la correzione del rialzo dai minimi del 2016, da’ l’idea di essere gia' terminata. Anche nel caso di una |B| rialzista sarebbe lecito ipotizzare movimenti per il Ftse Mib future tra i 21000 e i 22000 punti. In caso di correzione di tipo "flat" addirittura il ritorno a 24000 circa. Certo, se manchera' la rottura della resistenza di 19500 e i prezzi violeranno il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2016, supporto posto a 18500 circa, la conta sarebbe tutta da rifare (target almeno a 16500), ma fino a che area 18500 tiene nulla vieta di sperare.

Lo studio del grafico del famigerato spread e’ in sintonia con quanto ipotizzato per la borsa.

Lo spread Btp-Bund non sembra infatti interessato alla bocciatura della manovra, che evidentemente era gia' scontata ampiamente dai prezzi, e si e' allontanato dai massimi di area 340 punti base circa. Sul grafico di lungo termine e' possibile notare come i massimi del 19 ottobre e del 20 novembre siano entrambi a stretto contatto con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di novembre 2011 a 571 punti. Sul 50% di ritracciamento si e' quindi disegnato un potenziale doppio massimo, figura di inversione ribassista che se completata con la violazione dei 280 punti base potrebbe introdurre ad una discesa se non estesa, almeno fino in area 230/240, un valore decisamente meglio gestibile a livello politico (supporto intermedio a 270, media esponenziale a 100 giorni). La rottura di area 340 costringerebbe invece ad un totale revisione del quadro prospettico, anche quello della borsa, dal momento che potrebbe invece comportare il raggiungimento del livello successivo nella scala dei ritracciamenti di Fibonacci, il 61,8%, a 385 punti circa. Da notare che i massimi di ottobre e novembre coincidono anche con il 50% della proiezione della ampiezza del rettangolo disegnato tra maggio e settembre, una ulteriore conferma del fatto che anche sul grafico dello spread gli strumenti dell’analisi tecnica tradizionale funzionano egregiamente.