Borsa Usa, giudizi contrastanti dagli analisti

Secondo la National Australia Bank le azioni Usa sono ancora sopravvalutate nonostante il forte ribasso visto nell'ultima parte del 2018, con il Nasdaq sceso del 20% circa dai record storici. Secondo gli esperti della National Australia Bank il prezzo corretto dell'indice S&P500, in base al rapporto p/u (prezzo/utili o p/e in inglese) aggiustato per il ciclo e' posto tra i 2109 e i 2464 punti, a fronte di un indice che venerdi' aveva chiuso poco oltre la soglia dei 2530 punti. Se poi si analizza il rendimento sulle azioni rispetto a quello dei Treasury bond indicizzati per l'inflazione (Treasury Inflation-Protected Securities o TIPs) si scopre che le azioni sono supravvalutate del 14,5% rispetto alle quotazioni attuali. In caso i timori legati alla guerra commerciale con la Cina non venissero allentati dagli imminenti incontri la borsa Usa potrebbe andare quindi incontro ad una nuova fase di ribasso che la porterebbe abbondantemente in un "bear market", ovvero al di sotto del 20% di distanza dai record dell'anno scorso, con il rischio poi che il mercato impiegherebbe molto tempo per recuperare un sentiment positivo. Per fortuna gli analisti di JPMorgan Chase & Co. sono invece piu' possibilisti per un tentativo di ripresa della borsa gia' dai prezzi attuali. Secondo gli analisti di JPMorgan infatti il livello elevato di buyback (acquisto azioni proprie), di utili, che comunque continuano ad essere superiori al resto del mondo, e di ricavi, come confermano i recenti dati relativi al periodo natalizio, permettono di guardare ancora con favore alle azioni Usa. Il loro suggerimento e' quindi quello di sovrapesare gli States nel portafoglio azionario delle economie sviluppate. Secondo un sondaggio di Bloomberg i profitti dovrebbero aumentare per le aziende dello S&P500 del 7,7% quest'anno dal 24% del 2018. Il ribasso degli ultimi mesi ha pero' riportato le quotazioni su livelli che non si vedevano dal 2013, erodendo quindi le quotazioni rendendole nuovamente interessanti, in vista degli ottimi dati sul mercato del lavoro americano e degli incrementi agli stimoli dati dalla Cina alla sua economia (a People's Bank of China venerdi' ha nuovamente ridotto i requisiti di riserva per le banche, con l'obiettivo di sostenere soprattutto le Pmi cinesi, come ha gia' fatto 4 volte lo scorso anno). In questa fase gli esperti di JPMorgan preferiscono comunque le azioni dei paesi emergenti nell'ipotesi che la Fed possa rallentare sul percorso di inasprimento della politica monetaria facendo quindi perdere forza al dollaro.