Borsa turca, e' tempo di ripresa?

Il quadro che si puo' dipingere per l'economia della Turchia e' ricco di chiaroscuri. Da un lato c'e' la crescita del Pil, attesa al 5,5% per quest'anno, allineata quindi all’obiettivo di crescita indicato dal governo nell’ultimo Piano Economico di Medio Termine per il periodo 2017 - 2020 del 5,5%, ma che potrebbe rallentare al 4,2% nel 2018, dall'altro invece la crescita dell'inflazione, dovuta in parte alla debolezza della moneta, con la lira turca che nel 2017 ha gia' perso il 6% circa contro dollaro.

L’FMI recentemente ha raddoppiato le stime di crescita per quest’anno al 5,1% e ha portato quelle dell’anno prossimo al 3,5%. 

Anche la Banca Mondiale ha innalzato le previsioni di crescita della Turchia per il 2017 portandole dal 3,6% al 4%, risultato raggiungibile grazie ad un efficace stimolo fiscale, mentre le stime per il 2018 sono state abbassate dal 3,9% al 3,5%. Per il 2019 viene prevista una crescita del 4%. 

Secondo l’OCSE, che prevedeva a giugno una crescita del Pil turco per il 2017 del 3,4%, nel 2016 l’attività economica è rallentata nel Paese a causa del tentativo del golpe del 15 luglio e sono aumentate le tensioni geopolitiche nella regione ma grazie alle numerose misure introdotte dal governo turco, sia il consumo privato sia gli investimenti hanno cominciato a riprendersi. L’OCSE aveva rivisto al ribasso a giugno le stime di crescita per il 2018 dal 3,8% al 3,5% a causa delle continue tensioni geopolitiche regionali e in vista delle elezioni generali del 2019. 

Tornando all'inflazione a novembre si e' registrato il quarto mese consecutivo di crescita in Turchia dopo un trimestre intero di rallentamento. Nel 2016 l’inflazione media si è attestata al 7,78%, superando quindi l’obiettivo del 5% fissato dalla Banca centrale, peraltro mai raggiunto, mentre nel periodo gennaio – ottobre 2017 il tasso di inflazione non è mai sceso al di sotto del 9,58%. 

Secondo quanto comunicato dal Türkiye İstatistik Kurumu (l’Ufficio nazionale di statistica di Ankara), infatti, in novembre l’indice dei prezzi al consumo ha segnato in Turchia un progresso del 12,98% annuo, contro l’11,90% di ottobre (11,20% in settembre). Il dato, superiore al 12,59% del consensus, e' sui massimi da quando nel 2003 era stato introdotto l'attuale metodo di calcolo dell'inflazione. Su base mensile i prezzi al consumo sono invece cresciuti dell'1,49% contro il 2,08% di ottobre (0,24% in settembre) e l'1,17% atteso dagli economisti. 

A causa dell'elevato livelli di inflazione la Türkiye Cumhuriyet Merkez Bankası (Tcmb, la Banca centrale turca) ha come previsto lasciato dopo il suo ultimo recente incontro invariati i tassi d’interesse benchmark (i cosiddetti Marginal Funding Rate) al 9,25% raggiunto in gennaio con un rialzo di 75 punti base (in precedenza il aveva alzati dall’8% all’8,50% in novembre). L’istituto centrale ha mantenuto al 12,25% il late liquidity window rate, che era stato incrementato di 50 punti base in giugno. Invariati invece per il quinto meeting consecutivo all’8,00% i repo a una settimana e al 7,25% i tassi overnight. “La posizione stretta nella politica monetaria sarà mantenuta finché le prospettive d’inflazione non mostreranno un miglioramento significativo”, ha dichiarato, come già fatto in precedenza, la Tcmb. 

L'economia comunque non sembra risentire dell'alto livello dei tassi. Secondo quanto comunicato dal Türkiye İstatistik Kurumu (l’Ufficio nazionale di statistica di Ankara), la produzione industriale ha segnato un progresso in Turchia del 10,4% annuo in settembre, quasi raddoppiato rispetto al 5,3% di agosto (14,5% in luglio). L’incremento, superiore al 9,7% stimato dagli economisti, è il più netto dall’11,5% del marzo 2011. Su base mensile la produzione industriale è invece cresciuta dello 0,6% dopo la lettura piatta di agosto (e l’incremento del 2,3% in luglio) e sotto allo 0,7% del consensus. 

Migliora anche il mercato del lavoro: i dati del Türkiye İstatistik Kurumu (l’Ufficio nazionale di statistica di Ankara) mostrano che il tasso di disoccupazione in Turchia è calato in agosto al 10,6% dal 10,7% di luglio (10,2% in maggio e giugno e 10,9% il dato per l'intero 2016). Il dato si confronta con l'11,0% del consensus e l'11,3% registrato nell'agosto 2016. Il tasso di disoccupazione giovanile, per un età compresa tra 15 e 24 anni, è invece calato al 20,6% dal 21,1% di luglio (20,6% in giugno), ma si confronta con il 19,9% dell'agosto 2016. Ogni anno entrano sul mercato del lavoro circa un milione di giovani e la crescita dell’economia non è sufficiente ad assorbire l’aumento della forza lavoro. 

La borsa turca non ha comunque risentito particolarmente delle prospettive incerte per l'economia, e nel 2017 è per ora salita del 35%. E il saldo sarebbe decisamente migliore se i prezzi non fossero andati incontro ad una flessione a novembre che li ha allontanati dai record di quota 115093. Solo discese dell'Ise 100 della Borsa di Istanbul (XU100) al di sotto della sua media mobile a 200 giorni, passante a 100500 punti circa, potrebbero fare temere di essere in presenza di qualche cosa di più di una semplice flessione correttiva. 

Ulteriori conferme negative verrebbero con la violazione dei 98500 punti, che potrebbe anticipare ribassi tra gli 88500 e i 93500 punti (area dove si collocano il 50% e il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di dicembre 2016). La tenuta dei supporti indicati e la rottura di area 110000 dovrebbero invece introdurre ad un nuovo test dei 115100 punti circa. Oltre quella soglia prima resistenza a 120000, poi possibili allunghi fino ai 137500 punti circa. 

Nel caso dell'Etf Lyxor Ucits Etf Turkey (TUR) la flessione vista dai massimi di inizio settembre a 49,035 è stata invece più accentuata rispetto a quella dell'indice, complice il fatto che è denominato in euro e che quindi ha risentito della debolezza della lira turca nel periodo (la performance da inizio anno si riduce infatti per questo motivo al 10% circa), ma le quotazioni sono rimbalzate recentemente su di un forte supporto, posto in area 39 euro. 

Solo discese al di sotto della base del gap del 2 febbraio a 38,20 potrebbero fare temere una ulteriore fase di ribasso. Al superamento dei 44 euro sarebbe invece possibile iniziare a scommettere sul ritorno sui massimi di settembre con la prospettiva, oltre quei livelli, di vedere raggiunta area 59,50 euro. 

L'investitore che volesse diversificare il portafoglio puntando su questo Etf dovrà tenere sotto controllo anche l'andamento del cambio, che come detto ha pesato notevolmente sulla performance dell'ultimo anno. Gli indicatori tecnici calcolati per il grafico euro/lira turca sono però in deciso ipercomprato e anticipano quindi una possibile fase di recupero per la moneta turca. Un primo segnale di conferma in questo senso verrebbe inviato dalla violazione di quota 4,50, livello al di sotto del quale la lira potrebbe tornare fino in area 4,30 almeno. Ulteriori segnali di rafforzamento per la lira verrebbero poi al di sotto di area 4,05 con obiettivi in quel caso verso quota 3,60.