Borsa indiana su nuovi record ma attenzione all'ipercomprato

Lo scorso novembre l'economia indiana ha incassato manifestazioni di fiducia da parte di due delle principali agenzie di ratig. S&P Global Ratings ha confermato infatti il giudizio sul credito sovrano dell'India a BBB- (livello più basso d'investment grade), con outlook stabile. Secondo S&P, che non modifica il rating di New Delhi addirittura dal gennaio 2007, il giudizio è appropriato visto che riflette la solida crescita del Pil e la migliorata credibilità monetaria con il significativo deficit fiscale e il basso reddito pro capite.

 

Moody's Investors Service (Moody’s) ha addirittura migliorato da Baa3 a Baa2 il giudizio sul credito dell'India (in valute locali ed estere), alzandone anche l'outlook da stabile a positivo. L'ultima volta che l'agenzia era intervenuta sul rating di New Delhi era stato nel 2004. Moody's ha motivato la promozione con l'attuazione da parte del governo del programma di riforme e le misure adottate per affrontare le sofferenze del sistema bancario oltre che al rafforzamento della rupia sul dollaro e la buona crescita dell'indice Sensex della Borsa di Nuova Delhi.

Secondo Fitch poi l'India ha il maggiore potenziale di crescita tra i paesi emergenti sempre grazie alle riforme adottate di recente. Nel suo ultimo report Global Economic Outlook (GEO) infatti Fitch Ratings ha ipotizzato una crescita media per l'India del 6,7% nei prossimi 5 anni, con un +6,4% nel 2017 e un +7,3% e un +7,6% nei due anni successivi. Per la Cina e l'Indonesia invece la crescita attesa nel medio termine e' limitata al 5,5%.  

In particolare è stata adottata la rimozione dalla circolazione delle banconote di grande taglio (quelle da 500 e 1000 rupie, le più diffuse nel Paese, per combattere la corruzione e la contraffazione), implementata una Tassa sui Beni e Servizi (GST – Good and Services Tax) comune a tutto il Paese e si è proceduto ad una ricapitalizzazione da 32 miliardi di sterline delle banche statali indiane. Grazie alla GST le tasse sui beni che attraversano i confini dei diversi stati non dovranno più essere pagate, quindi la logistica ne trarrà forti vantaggi con probabili benefici effetti anche per i prezzi al consumo. Inoltre l'adozione della GST permettere l'emersione di molte aziende dallo stato informale facendo aumentare il gettito per lo stato.

 

Sono molti gli osservatori che ritengono che queste riforme potranno aiutare a sostenere il futuro economico dell’India nel lungo termine, anche se nel breve termine, complici le prossime elezioni, la crescita potrebbe rallentare. In attesa delle elezioni generali del 2019, nel 2018 voteranno stati che contano per un quarto circa dei seggi nel Lok Sabha (camera bassa del parlamento) e per il 23% circa dei seggi nel Rajya Sabha (camera alta del parlamento). Si voterà anche nel Gujarat, lo Stato d'origine di Modi. Da questa tornata elettorale si potranno ricavare indicazioni sulle possibilità (al momento elevate) di una rielezione di Modi, ipotesi che piace ai mercati per la possibilità che questa porti ad attuare ulteriori riforme.

 

Ad oggi comunque l'espansione dell'economia procede a passo spedito anche se probabilmente l'anno fiscale che andrà presto in archivio non sarà da record. Secondo quanto comunicato il 5 gennaio dal Central Statistics Office di New Delhi, l'espansione dell'economia dell'India è infatti stimata al 6,5% annuo nell'esercizio 2017-2018 (in chiusura a fine marzo), contro il 7,1% del precedente anno fiscale. In ottobre la Reserve Bank of India (Rbi) aveva rivisto al ribasso dal 7,3% al 6,7% la stima di crescita del Pil reale nell’esercizio.

 

Secondo l'Fmi nel prossimo anno fiscale l'India dovrebbe accelerare però al 7,4% di crescita, superando quindi anche la Cina che invece nello stesso periodo dovrebbe arretrare al 6,6% dal 6,8% attuale. Grazie a questa crescita già nel 2018 l'India dovrebbe superare Gran Bretagna e Francia, diventando la quinta economia del mondo. Già adesso l'India è il terzo Paese al mondo per numero di utenti Internet, dietro Cina e Stati Uniti, e la sua popolazione, molto giovane, è quella con le migliori prospettive di crescita in questo senso.

 

Recentemente si sono comunque già registrati segnali incoraggianti per il futuro, ad esempio il Central Statistics Office (Cso, l’ente di statistica di New Delhi) ha comunicato che nel mese di novembre la produzione industriale è balzata in India dell'8,4% annuo, contro il progresso del 2,0% di ottobre (rivisto al ribasso dal 2,2% comunicato in dicembre) e del 4,1% di settembre. Il dato, in progresso per il sesto mese consecutivo, è ampiamente superiore al 4,4% del consensus e segna l'incremento più netto dal 9,8% registrato nel novembre 2015.

 

Che l'espansione economia prosegua a passo deciso lo testimonia del resto anche l'andamento dell’inflazione. Secondo quanto comunicato il 12 gennaio dal Central Statistics Office (l’ente di statistica di New Delhi), nel mese di dicembre il tasso d'inflazione in India si è attestato al 5,21% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 4,88% di novembre (3,58% in ottobre) e sopra al 5,10% del consensus. Il dato si confronta con il 3,41% del dicembre 2016. Le previsioni della banca centrale erano per una forchetta compresa tra il 4,3% e il 4,7% negli ultimi due trimestri, questa accelerazione potrebbe quindi introdurre tensioni sulla politica monetaria.

 

Nella sua ultima riunione, a dicembre, la Reserve Bank of India (Rbi), con cinque voti favorevoli e uno contrario del Monetary Policy Committee, aveva mantenuto invariati i tassi d’interesse dopo averli tagliati di 25 punti base in agosto (la precedente riduzione, sempre di 25 punti base, risaliva a ottobre), ma è possibile che questo atteggiamento accomodante giunga al termine se la crescita dei prezzi al consumo proseguirà in modo aggressivo, con ripercussioni quindi anche sulla moneta. I repo sono stati mantenuti al 6% e al 5,75% i reverse repo.

 

La rupia per il momento continua ad essere cedente contro euro e si è portata ormai in vista di quota 80, superando la resistenza offerta a 78,20 circa offerta dai massimi di agosto 2015 che aveva invece respinto l'assalto dei rialzisti lo scorso settembre. Diventa ora probabile il test di area 81,50, dove si colloca il lato alto del canale moderatamente crescente disegnato dai minimi di aprile 2015, una resistenza che almeno sulla carta sembra in grado di arrestare la fase cedente della moneta indiana. Sul fronte opposto sarebbero solo discese al di sotto di area 78 a segnalare un cambio di rotta che si dimostrerebbe duraturo con la violazione a 76,50 circa della media mobile a 100 giorni. Per il momento comunque l'investitore nostrano che volesse guardare alla borsa indiana come possibile punto di arrivo di una porzione del proprio portafoglio non potrà ignorare il fatto che il cambio non si muove in direzione a lui favorevole, pur con una prospettiva di vedere rallentare o addirittura invertire l'ascesa su livelli non troppo distanti dagli attuali.

 

L'indice Sensex resta comunque interessante, la sua corsa al rialzo procede decisa, negli ultimi due anni circa, dai minimi di febbraio di area 22600 ai recenti massimi di area 36440 il rialzo è infatti stato del 61% circa (nello stesso periodo il cambio è rimasto sostanzialmente invariato contro euro). La mancanza di riferimenti storici, l'indice viaggia infatti su nuovi valori record, rende difficile l'individuazione di obiettivi. Con il metodo delle proiezioni di prezzo mutuato dalla teoria delle onde di Elliott è possibile individuare un primo obiettivo del rialzo in corso in area 36500, quindi non distante dai valori attuali, e uno successivo a 42900 punti circa. Il fatto di essere su di una resistenza potenzialmente significativa e di averla raggiunta dopo un rialzo molto veloce, che ha comportato il raggiungimento da parte degli indicatori tecnici della soglia di ipercomprato (l'RSI a 14 sedute ha raggiunto a fine gennaio valori che non si vedevano dall'ottobre del 2007) costringe a considerare poco probabile l'immediata rottura dei 36500 punti. Una eventuale flessione potrebbe riportare le quotazioni in area 33500/34000, dove transitano la media mobile a 50 giorni e la trend line rialzista che sale dai minimi di dicembre 2016. Acquisti in quella zona sarebbero possibili, con la prospettiva di vedere successivamente superati i 36500 punti e raggiunti gli obiettivi al rialzo successivi. Solo sotto area 32500 la tendenza rialzista di fondo potrebbe venire messa in discussione.

 

Nel caso la scelta dell'investitore interessato alla borsa indiana cadesse sull'Etf Msci India (INDI.MI), quotato in euro per il quale quindi non interviene il fattore cambio e il cui indice di riferimento è l'MSCI India Net Total Return (codice Bloomberg NDEUSIA), la strategia operativa sarà da incentrare attorno alla importante resistenza offerta a 17,10 euro dai massimi assoluti dell'aprile 2015, livello toccato dai massimi di gennaio. La rottura decisa di quei livelli potrebbe aprire la strada a movimenti in area 18,50 almeno. Sotto area 16,50 invece rischio di movimenti verso la base del canale crescente che parte dai minimi di inizio 2016 passante a 16 circa e coincidente con la media mobile a 200 giorni, quota attorno alla quale si potrebbero attivare strategie di acquisto sulla debolezza. Solo una violazione decisa di area 16 suggerirebbe di abbandonare almeno temporaneamente le strategie al rialzo su questo mercato in attesa della comparsa di nuovi segnali di forza.

Guardando ai singoli titoli i piu' interessanti al monento sembrano essere: