Borsa Indiana, segnali di ripresa ma l'economia langue

Recentemente Reserve Bank of India (Rbi) ha mantenuto invariati i tassi d’interesse dopo averli tagliati di 25 punti base in agosto (la precedente riduzione, sempre di 25 punti base, risaliva a ottobre). I repo sono stati confermati al 6% mentre i reverse repo al 5,75% (la Rbi ha ridotto invece di 50 punti base al 19,50% il rapporto di liquidità obbligatorio).

 

Parallelamente al mantenimento dei tassi d’interesse ai minimi dal 2010 la Reserve Bank of India (Rbi) ha anche rivisto al ribasso dal 7,3% al 6,7% la stima di crescita del Pil reale nell’esercizio 2017-1028 (in chiusura il 31 marzo 2018), valore analogo alla stima dell'International Monetary Fund ( IMF) del 6,7%.

 

A settembre il Central Statistics Office di New Delhi aveva comunicato che nel primo trimestre dell’esercizio 2017-2018 (chiuso lo scorso 30 giugno) in India il progresso del Pil era stato pari al 5,7% su base annuale, in ulteriore rallentamento rispetto al 6,1% dell’ultimo periodo dello scorso anno (e al 7,0% del terzo trimestre). Il dato è anche arrivato a sorpresa, visto che si confronta con il 6,5% del consensus, ed è il peggiore dal 4,6% del quarto trimestre dell’esercizio 2013-2014, molto lontano dal picco del 9.2% toccato nel trimestre gennaio-marzo 2016. Era invece stata del 7,9% la crescita del Pil nel primo trimestre dello scorso anno.

 

Che ci sia o ci sia stata una fase di rallentamento per l'economia risulta evidente anche dall'analisi di alcuni dati, primo fra tutti il tasso di disoccupazione valutato da fonti ufficiali al 5% per l'anno in corso, dal 4,9% precedente, ma vi sono anche indizi che fanno pensare all'avvicinarsi della fine di questo impasse.  Secondo quanto comunicato dal Central Statistics Office (Cso, l’ente di statistica di New Delhi), nel mese di agosto la produzione industriale è cresciuta in India del 4,3% annuo contro lo 0,94% di luglio (lettura rivista al ribasso dall’1,2% comunicato in settembre) e il declino dello 0,2% registrato in giugno. Il dato, ampiamente superiore al 2,6% del consensus, torna ad avvicinarsi al 4,9% che è la media degli ultimi dieci anni. 

 

Le politiche monetarie della banca centrale sembrano avere avuto effetto. Secondo quanto comunicato dal Central Statistics Office su base preliminare, nel mese di settembre l’inflazione in India si è attestata al 3,28% annuo, stabile rispetto alla lettura di agosto (che è stata rivista dal 3,36% comunicato lo scorso mese), contro il 2,36% di luglio (1,46% in giugno, livello più basso almeno dal gennaio 2012, quando il governo indiano varò l’attuale indice dei prezzi al consumo) e il 3,53% del consensus. Su base mensile è stato invece dello 0,15% il declino dei prezzi al consumo, dopo il progresso dello 0,97% di agosto.

 

Alla luce di queste contraddizioni diventa difficile capire se la borsa indiana possa essere o meno un terreno di caccia per l'investitore europeo. L'indice Bse 500 ha del resto toccato nuovi massimi assoluti il 20 settembre a 14217 punti circa, in decisa crescita dai minimi di fine dicembre 2016 a 10617 punti (+34% circa la crescita nel periodo), e nonostante il recente rallentamento sul fronte grafico non si registrano segnali contrari al proseguimento dell'uptrend. La media mobile a 100 giorni è stata messa alla prova dai minimi di agosto e di settembre ma per il momento ha contenuto le spinte ribassiste. La media mobile a 100 giorni e' un indicatore che sintetizza con la sua posizione rispetto ai prezzi la condizione del trend di medio lungo periodo, solo il taglio al ribasso della media, attualmente in transito a 13600 punti circa, sarebbe quindi un primo segnale di debolezza preoccupante che farebbe temere l'avvio di una correzione estesa di tutto il rialzo da fine 2016. 

Anche in caso di tenuta del supporto tuttavia la vita dell'indice potrebbe non essere facile: i massimi di luglio, agosto e settembre, si collocano infatti tutti a stretto contatto con il lato alto del canale crescente che parte dai minimi di febbraio 2016 (un canale e' formato da due linee parallele che contengono l'andamento del grafico per un certo periodo) e ora in transito a 14250 punti circa. Spesso il limite superiore di un canale si dimostra un ostacolo ostico per il trend, come del resto già accaduto negli ultimi mesi, e il mercato, constatata la difficoltà nel superarlo, volge in direzione opposta puntando al test del lato opposto, in questo caso quello inferiore passante a 12300 punti circa. 

La rottura della resistenza tuttavia non solo non è impossibile, anche se accade con minore frequenza della sua tenuta, e quando si verifica fornisce segnali di forza affidabili e duraturi. Di norma infatti al superamento del lato alto di un canale crescente i prezzi proseguono al rialzo dirigendosi verso obiettivi almeno proporzionali alla ampiezza del canale stesso proiettata dal punto di rottura. Al di sopra dei 14250 punti si aprirebbe quindi per l'indice la strada per il raggiungimento di area 16300 almeno. Le strategie di investimento sarebbero quindi da attivare solo al di sopra dei 14250 punti.

 

L'andamento del cambio è un elemento da tenere sotto controllo nel caso si decidesse di aumentare l'esposizione su questo mercato o di avviare nuove posizioni al superamento dei 14250 punti dell'indice Bse 500. La rupia contro euro ha vissuto una fase non facile negli ultimi mesi, passando dalla quota 68 circa di aprile ai massimi di area 78 a settembre. Su quei livelli le quotazioni hanno però incontrato la forte resistenza offerta dai massimi di agosto 2015, un ostacolo per il momento inviolato. E' quindi plausibile che dai livelli attuali si possa avviare una fase di rafforzamento della moneta indiana (aiutata dal fatto che l'aumento dell'inflazione dovrebbe avere messo la parola fine alla scia di ribasso dei tassi) che potrebbe riportarsi nella porzione centrale della fascia di oscillazione degli ultimi tre anni circa, in area 72. La rottura decisa di quota 78,00/78,50 potrebbe invece innescare una nuova debolezza, con il cambio diretto verso area 82 circa, una eventualità che renderebbe meno profittevole l'investimento sulla borsa indiana e su strumenti ad essa collegata.

Nel caso la scelta cadesse sull'Etf Msci India (INDI.MI), quotato in euro per il quale quindi non interviene il fattore cambio e il cui indice di riferimento è l'MSCI India Net Total Return (codice Bloomberg NDEUSIA), si possono ipotizzare strategie di intervento al rialzo già sui livelli attuali: i prezzi hanno superato nelle ultime sedute sia la media mobile a 100 giorni sia la trend line ribassista disegnata dal top di aprile e sembrano intenzionati a intercettare in area 17,50 il lato alto del canale crescente disegnato dai minimi di febbraio 2016. A 17,10 si colloca la resistenza intermedia offerta dai record di aprile 2015. Solo discese al di sotto della media mobile a 100 giorni, attualmente a 15,70 circa, negherebbero i recenti segnali di forza suggerendo di neutralizzare le strategie rialziste.