Banche italiane sotto esame, dubbi e prospettive

Recentemente l'agenzia Standard & Poor's ha rivisto al rialzo il giudizio riguardante l'Italia a 'BBB/A-2' con outlook stabile da 'BBB-/A-3' con outlook stabile. La decisione di rivedere al rialzo il rating dell'Italia è il risultato della politica monetaria espansiva adottata dalla Bce e delle migliorate prospettive di crescita dell'economia che seguono un aumento degli investimenti e della crescita dell'occupazione. Secondo S&P il Pil italiano dovrebbe crescere dell'1,4% nel 2017 e nei successivi due anni in media dell'1,3%. La decisione dell'agenzia di rating di promuovere l'Italia interrompe una spirale negativa che durava dal 1996, quando l'Italia era una tripla A. L'agenzia però avverte che una revisione al ribasso del rating dell'Italia resta una eventualità che potrebbe realizzarsi nel caso in cui diminuisse il tasso di crescita economica che resta per altro ancora al di sotto di quella degli altri paesi con simili livelli di sviluppo. 

Anche un'altra agenzia di rating, Fitch, ha dato a fine ottobre la pagella all'Italia, confermando il rating BBB con prospettive stabili. Tre sostanzialmente i fattori positivi elencati che permettono di guardare con moderata fiducia al futuro: un sistema pensionistico sostenibile, i rendimenti dei titoli di stato bassi e l'indebitamento moderato del settore privato. A compensare questi elementi ci sono però un livello elevato del debito pubblico, previsto in riduzione solo graduale (fino al 128,3% del Pil nel 2021), il trend di crescita del Pil e la debolezza del comparto bancario appesantito dai non-performing loans. Fitch ha comunque alzato le stime per il Pil italiano del 2017 a +1,4% da +1,2% e del 2018 a +1,1% da +1,0% mentre nel 2019, la crescita dovrebbe moderarsi: il potenziale di crescita dell'Italia sul medio termine è stimato infatti allo 0,4% 

Outlook negativo invece da parte di Moody's, la terza delle grandi agenzie di valutazione del rischio, che conferma comunque il rating dell'Italia a Baa2, appena due gradini al di sopra della soglia che separa i cosiddetti "titoli spazzatura" e gli altri titoli. Moody's constata un miglioramento dell'economia accompagnato ad una crescita più forte ma sulle valutazione prospettiche pesano ancora la considerevole incertezza sulle priorità politiche del prossimo governo e il ritmo delle riforme economiche e fiscali da adottare negli anni a venire. Solo riforme che portassero ad una significativa e sostenibile riduzione del debito pubblico permetterebbero il passaggio dell'outlook da negativo a stabile.

Il rating potrebbe invece essere tagliato in assenza di misure sufficienti ad invertire il trend del debito prima che i tassi di interesse riprendano a salire. Moody's ha alzato ad agosto le stime per la crescita del Pil italiano da un +0,8% all'1,3% sia per quest'anno sia per il prossimo. La ripresa non è trascinata solo dalla domanda interna come nel recente passato ma si registra un aumento degli investimenti, per quanto favoriti dalla ripresa generalizzata di tutto l'eurozona. Moody's apprezza comunque l'azione del governo su Monte Paschi e la gestione delle banche più piccole in crisi. In generale tuttavia il giudizio di Moody's sul comparto del credito non è incoraggiante. 

Per l'agenzia di rating la presenza dei crediti problematici all'interno dei bilanci bancari resta un peso troppo grande che costringe a mantenere negativo l'outlook sul comparto. Moodys' evidenzia che le banche devono anche fare i conti con limitate opportunità di raccogliere capitali, con la persistente debolezza della capacità di profitto e con una esposizione significativa al debito pubblico italiano, elementi negativi solo in parte mitigati dalla accelerazione della crescita del Pil che è comunque insufficiente per prospettare una ripresa significativa dei profitti. Moody's ricorda poi che alla fine del 2016 le banche italiane avevano in bilancio 349 miliardi di crediti deteriorati, il 17,3% dei loro prestiti lordi, valore che supera di tre volte la media dell'Unione Europea del 5,1%.

Per Standard & Poor's invece i minori rischi per il settore bancario nel suo complesso e la soluzione delle crisi di Monte dei Paschi di Siena e delle banche venete sostiene il miglioramento dell'outlook economico. 

A sostegno di questo moderato ottimismo anche le valutazione dell’Fmi che prevede il proseguimento della cessione degli Npl italiani nel corso di quest’anno per un valore di 65 miliardi di euro. Secondo Peter Dattels, vicedirettore del dipartimento monetario e mercati dei capitali dell’istituzione, la cifra comprende circa 18 miliardi da Unicredit, 26 miliardi da Mps e la parte restante da istituti più piccoli.

Grande attenzione sarà quindi da riservare all'andamento del settoriale banche per cercare di capire quali siano le valutazioni degli investitori nei confronti di questo comparto nevralgico. La crescita dell'indice domestico del comparto è stata continua nell'ultimo anno, dai minimi di luglio 2016 a 6420 punti circa, ma è avvenuta con una velocità decisamente inferiore a quella mostrata durante il ribasso subito dai massimi di luglio 2015 a 18557 punti circa ai citati minimi del luglio 2016. Per il momento i prezzi hanno ripercorso la metà circa della precedente discesa, il 50% di ritracciamento si pone infatti a 12500 punti. Solo la rottura di questi livelli permetterebbe di iniziare a considerare la tendenza rialzista in atto qualche cosa di più di una semplice correzione, di un fenomeno temporaneo destinato a lasciare il posto alla ripresa del ribasso. 

Oltre i 12500 punti l'uptrend dell'indice settoriale potrebbe assumere i connotati di una tendenza autonoma, destinata quindi a durare nel tempo e a puntare, con conferme alla rottura della resistenza dei 14000 punti, almeno al ritorno sui massimi dell'estate del 2015. E' evidente che la rottura in successione di area 12500 e 14000 non potrebbe avvenire senza una valutazione positiva del comparto bancario da parte del mercato e della sua capacità di mettere definitivamente sotto controllo il problema dei non-performing loan che sta appesantendo attualmente i bilanci. Il superamento delle resistenze indicate sarebbe quindi da leggere come un segnale di fiducia che avrebbe sicuramente ricadute positive anche sull'andamento della borsa nel suo insieme. 

Al tempo stesso se i 12500 punti non venissero superati e se le quotazioni avviassero una discesa, portandosi al di sotto di area 11000 e poi dei 10250/300 punti, dove si collocano i minimi di giugno, sorgerebbero seri dubbi sulla possibilità dell'indice settoriale di proseguire sulla strada del rialzo, con tutte le implicazioni negative che ne deriverebbero anche per la borsa.