Apple, fuga o acquisto? Come sta veramente l'ecomomia Usa?

Apple, fuga o acquisto? Apple e' sotto i riflettori (meglio sarebbe dire sotto le cannonate) degli investitori che in questo momento stanno vendendo a piene mani il titolo: la societa' ha tagliato al guidance per il primo trimestre fiscale portando le stime sulle vendite a 84 miliardi di dollari (dai almeno 91 attesi in precedenza).

 

E' la prima volta da 15 anni che Apple rivede al ribasso le stime di vendita. Le ragioni sono molteplici ma hanno principalmente a che fare con il rallentamento della domanda cinese. Per il momento tuttavia gli analisti che seguono il titolo continuano a credere che l'anno fiscale in chiusura al 30 settembre del 2021 vedra' i ricavi salire a 302 miliardi di dollari circa con un ebit vicino ai 79 miliardi di dollari. Ecco perche' il target price stimato dal mercato a medio lungo termine e' ancora in area 222 dollari. Eppure la societa', con il calo odierno, e' scesa ad una capitalizzazione di 684 miliardi di dollari dopo aver toccato il record di 1000 miliardi ad agosto (il famoso "trilione").

 

Nell'equazione da risolvere per decidere se questi prezzi siano interessanti o meno c'e' anche da considerare il fatto che l'S&P500 quota circa 14 volte gli utili attesi contro le 18 volte di inizio 2018, un valore basso anche tenendo conto della riduzione delle stime di profitto. Gli analisti si attendono un incremento medio dei profitti delle aziende dello S&P500 del 7% circa nel 2019, un valore lontano dal 10% che veniva ipotizzato lo scorso ottobre e lontanissimo dal 24% con il quale era iniziato il 2018. Se da un lato il calo dell'Ism manifatturiero di dicembre e' stato deludente, a 54,1 punti dai 57,9 attesi (comunque sopra la soglia dei 50 punti, che separa contrazione da espansione, quella violata invece dall'analogo indice per l'economia cinese), il mercato del lavoro si dimostra ancora in buona salute, l'ADP National Employment Report (https://www.adpemploymentreport.com/) di dicembre ha infatti messo in evidenza una crescita dei 271mila posti di lavoro (con ben 37mila dal settore costruzioni) dai 179mila di novembre e rispetto ad attese di 175mila nuovi posti.

 

In questa fase tuttavia il mercato legge in negativo dati positivi sul mercato del lavoro perche' li considera un ostacolo per un rallentamento al rialzo dei tassi della Fed, e quindi potenzialmente un ulteriore fardello sul futuro della crescita economica degli Usa. Resta comunque il fatto che, pur in un clima un po' crepuscolare per questo ciclo espansivo in piedi ormai da 10 anni, i segnali restano contrastati e lasciano prevedere, almeno a breve/medio termine, forse un rallentamento, non certo una recessione.

 

Quindi cosa fare con Apple? Mettersi contro il mercato e' pericoloso e costoso, certo che la discesa dai massimi di ottobre non ha eguali nella storia del titolo, e' estesa quasi esattamente il doppio dei ribassi del 2012/inizio 2013 e del 2015/inizio 2016. Dopo quei ribassi il titolo era sempre ripartito con forza, e come detto le condizioni per il futuro giustificano certamente un rallentamento del tasso di crescita che il titolo aveva manifestato nel 2017 e nella prima parte del 2018 ma non certo una inversione di trend, con il ribasso attuale che sembra avere una forte componente emotiva.

 

La seduta di oggi e la chiusura di settimana del 4 dicembre potrebbero dimostrarsi cruciali: il titolo ha toccato e marginalmente superato con i minimi di giovedi' a 142,08 dollari il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2016 e il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2000, entrambi riferimenti significativi della successione di Fibonacci, entrambi posti a 144,75. Una chiusura di settimana sopra questa soglia sarebbe un primo segnale che, con cautela, si possono attivare strategie di acquisto. Sotto lo spartiacque di area 144,75 invece di dovrebbe mettere in conto la ricopertura del gap del 1° febbraio 2017 a 121,39, altro supporto interessante (coincidente con la linea che sale dai minimi del 2009).